Per descrivere "chi sono" ho scelto di mettere in copertina alcune foto, in quanto ho lasciato alla mia vita di svolgere la funzione di un vero e proprio album, ovvero quella di mettere "ordine" al mio personale chaos fatto di  avvenimenti, persone, relazioni, circostanze, incontri, studi, opere, azioni dentro e fuori di me. Tutto ciò che mi sono procurato e che mi è accaduto, nel  bene e nel male, l'ho  sempre considerato un'addizione e mai una sottrazione. Ho sempre avuto una visione, quella di lasciare un segno e l'ho perseguita avendo come missione l'innovazione sociale, nel rispetto del prossimo. Ho ideato, costruito, distrutto, ricostruito sui fallimenti, ben imparando dalla vita che le vittorie sono solo un momento nonché la somma di molteplici fallimenti. Oggi, sono un "business angel", un negoziatore, un imprenditore, ma, soprattutto un uomo che desidera e che ha, ancora, tanta voglia di scoprire, percorrere, condividere, amare la vita.  NOSCE TE IPSUM.

LA MIA VISIONE

*Dall’utopia dell’innovazione 4.0 alla distopia dell’innovazione 5.0*
di Giammario Battaglia
Vicepresidente esecutivo dell’Osservatorio sull’uso dei sistemi ADR

Camera dei Deputati, Sala della Regina, 14 dicembre 2017

 

L’intelligenza artificiale potrà sostituire qualsiasi tipo di lavoro?
In un’analisi dell’Università di Oxford, uno dei lavori più al riparo dal futuro è il prete.
Con questo non vorrei invitarvi a prendere delle drastiche decisioni di vita, ma credetemi porsi questa domanda, sebbene se la pongano ancora in molti, così come la società di consulenza McKinsey, non ha più alcun senso perché abbiamo già iniziato a delegare all’intelligenza artificiale il compito di prendere decisioni per noi. 
Lo abbiamo iniziato a fare, senza accorgercene.
Ed al contrario di quanto avvenne con la rivolta dei luddisti nel 1700 a seguito dell’introduzione delle prime macchine a telaio, né in Italia né nel Mondo non sembra esser nato alcun neo Ned Ludd, pronto a distruggere con vemenza, così come con un telaio, un’intelligenza artificiale.
In Italia, Beppe Grillo, nell’immaginario collettivo, ce lo ricordiamo ancora quando prendeva a picconate un pc. 
Ma, eravamo ancora nell’era della terza rivoluzione industriale, ovvero al tempo in cui le macchine prendevano ordini dagli uomini.
Mentre, oggi, con l’avvento della quarta rivoluzione industriale, come ho già precedentemente detto, abbiamo iniziato a delegare all’intelligenza artificiale il compito di prendere decisioni per noi.
In campo commerciale, lo abbiamo fatto nel momento in cui le nostre stampanti effettuano ordini di acquisto.
In Cina, lo abbiamo fatto a livello giudiziale, nella provincia di Jiangsu, dove oltre 15.000 casi giudiziali sono stati rivisti da automi, che hanno trovato errori in più della metà, commutato 541 condanne, soprattutto per violazione stradale.
Ed un domani lo potremmo fare a livello politico.
Infatti, nel momento in cui dovessimo prendere coscienza che non vi è cura alla corruzione morale umana e che nei secoli, in politica, hanno fallito tutti, dai filosofi, ai politici di professione, ai burocrati, agli imprenditori, ai tecnici, all’uomo comune, l’umanità potrebbe delegare l’intelligenza artificiale, non solo, a prendere le prendere le migliori decisioni per noi ma, ad impartirci ordini.
Pertanto, se, oggi, volessi ribellarmi all’intelligenza artificiale, dovrei iniziare a picconare il mio smartphone.
Ma, quanti sarebbero disponibili a mandare in frantumi un bene da 1000 euro?
Oggi pochi, ma domani nessuno.
Non per il valore economico, ma perché tra quattro, cinque anni, picconare una smartphone significherebbe picconare materialmente il mio cervello.
Infatti, grazie a Neuralink, la startup di Elon Musk, potremmo avere dei microchip impiantati direttamente nel cervello che ci consentiranno di telefonare, caricare e scaricare file, insomma entrare in competizione con l’intelligenza artificiale per essere costantemente interconnessi in rete, ovvero divenire un HUB (un punto di accesso dati) di una super intelligenza artificiale, che potremmo denominare “Conoscenza collettiva”.
Pertanto, la domanda alla quale siamo tenuti a rispondere non è più quella formulata in precedenza, ovvero se “L’intelligenza artificiale sostituirà qualsiasi tipo di lavoro”, ma se “siamo disposti a divenire un HUB di una “super intelligenza artificiale” e se siamo disposti a prendere ordini. 
Infatti, con l’avvento della quinta rivoluzione industriale gli uomini prenderanno ordini dall’intelligenza artificiale.
Se in questo nuovo ordine mondiale è oramai certo che il lavoro così come noi tutti lo conosciamo scomparirà, con l’avvento della quinta rivoluzione industriale tutti noi, avremo un lavoro certo, in quanto saremo degli HUB.
Il lavoro primario dell’uomo, da quando nascerà a quando morirà, consisterà esclusivamente nel fornire dati alla “conoscenza collettiva” e che serviranno alla conoscenza collettiva per efficientare la distribuzione delle risorse, per regolare la nostra vita, intendo sia le nascite sia, come vedremo in seguito, le morti, per garantirci quello che in molti oggi definiscono il “reddito minimo universale”, perché tutti noi lavoreremo per l’intelligenza collettiva, passando dal molteplice all’uno.
E, soltanto, ai più meritevoli (ovvero a coloro che favoriranno lo sviluppo degli HUB), verrà concesso più tempo per vivere, ovvero divenire, intelligenze artificiali immortali, capaci di manifestarsi attraverso ologrammi, di controllare Cyborg a distanza attraverso l’isolamento del cervello dal corpo, sostituendo l’ippocampo della memoria con un chip, sino alla totale ritenzione della coscienza in una macchina.
Vi invito a leggere ciò che stanno sviluppando, a tal riguardo, Teodor Berger e Dmitri Itskov. 
Il primo è un ricercatore universitario americano, il secondo è un magnate russo.
Tale visione costituisce sicuramente una distopia reale, ma è una direzione alla quale l’umanità si sta pericolosamente avviando, nel momento in cui non sarà in grado di prendere coscienza che la contrapposizione tra YIN e YANG, bene e male, bianco e nero, costituisce sì un elemento di progresso, ma dobbiamo essere noi a decidere da quale parte della ruota porci e spingere.
Ecco, perché, la mediazione, la negoziazione possono assumere un ruolo fondamentale non solo per il settore della Giustizia, ma per le nostre stesse Istituzioni e la nostra classe politica, nel momento in cui costituiscono una leva fondamentale per contrastare l’odio, l’ego, la corruzione, l’avidità, infondendo fiducia e fornendo all’uomo un focus diverso per affrontare i problemi e per vedere la propria vita da angolazioni differenti.
Keynes, già nel 1930, in Prospettive economiche dei nostri nipoti, vagheggiava:
“Così, per la prima volta dalla creazione, l’uomo si troverà di fronte al reale, permanente problema. Come usare la libertà dal bisogno”.
Difendiamo la nostra umanità. Siamo ancora in tempo. 
Il vero nemico non è né l’intelligenza artificiale, né la finanza internazionale, né le lobby più o meno occulte.
Il nemico siamo noi. Il corso della storia può ancora cambiare. Ma, dobbiamo essere noi a volerlo.
E mi riferisco in primis agli avvocati.
Il corriere sella sera, il 13 novembre di quest’anno, titolava:
“Gli avvocati? Non sono ancora 2.0”.
Tutto ciò fa sorridere e non può che stridere con quanto sinora detto.
Perché, se da una parte, abbiamo il Mondo che sta cambiando velocemente.
Dall’altra, abbiamo una professione ancorata ancora al contenzioso e che pensa che il suo successo o insuccesso possa dipendere o meno dal fatto di avere un pc, di sapere utilizzare un pc, di avere un sito internet, un’applicazione, di saper utilizzare il processo telematico.
Per Kai-Fu Lee, imprenditore e scienziato, già presidente di Google China, ha affermato che l’empatia ci salverà dalla concorrenza con l’intelligenza artificiale.
Passare dalla distopia all’utopia dell’innovazione 5.0 è possibile, ma dobbiamo iniziare ad acquisire e sviluppare processi empatici. E l’ADR costituisce la strada maestra da percorrere.